venerdì 10 luglio 2026

La vasca di Vitoriana



Antica Roma. Città di Victoriana. Una notte afosa, torce accese, e il suono del Foro ancora lontano.

Al centro della piazza si ergeva una vasca di pietra. Acqua stagnante, usata per lavare il grano.

Fu lì che Valdenius incontrò Josiana.

Lui: un rivoluzionario. Pugni segnati, uno sguardo duro. L'uomo che infiammava i discorsi contro l'impero e non temeva il sangue.

Lei: una cacciatrice. Spalle callose, una cicatrice sulla gamba, una vita dura nella foresta. Una donna che era sopravvissuta da sola fin da quando aveva quattordici anni.

Marito e moglie. Ma il mondo non avrebbe concesso loro la pace.

Senza dire una parola, Valdenius prese la mano di Josiana.

Lei annuì.

E i due entrarono nella vasca. Completamente vetiti.

La sua tunica si fece pesante nell'acqua. La stola di lei le si appiccicava al corpo.

I suoi sandali affondarono nel fango in fondo. Rimasero lì immobili, con l'acqua che lambiva le loro vite.

Nessun soldato. Nessun grido.

Solo silenzio e il freddo che lavava via la sua furia e la stanchezza di lei.

Josiana appoggiò la testa sulla sua spalla.

Valdenius le tenne la mano sott'acqua.

Per cinque minuti non furono né rivoluzionari né cacciatori.

Erano solo due.

Uscirono, fradici, per le strade di Vitoriana.

La gente li vide e abbassò lo sguardo.

Perché anche l'uomo più violento di Roma e la donna di caccia più sofferente avevano bisogno di un bagno insieme per ricordarsi che erano pur sempre umani.

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