Il centro di Lagoa da Italianinha al termine di un pomeriggio è così: movimento, gente che passa e, in mezzo a tutto questo, storie che accadono proprio lì, seduti sul marciapiede.
È così che Lucia ha incontrato sua sorella Cassia.
Lucia vide Cassia da lontano, seduta sul marciapiede, scalza, con i pantaloni pieni di fango fino alle ginocchia. Cassia era silenziosa, si succhiava il pollice, guardava per terra. È un modo che ha fin da piccola quando il mondo diventa troppo rumoroso.
Lucia non urlò. Non fece scenate. Si sedette semplicemente accanto a lei.
"Ciao, sorellina. Cos'è successo?"
Cassia ha un disturbo mentale. E insieme a questo c'è il suo modo di calmarsi: farsi la doccia sotto la pioggia quando il cielo si schiarisce, bagnarsi nel fiume, giocare nella fontana della piazza e, a volte, sporcarsi di fango. A molti sembra "strano". Per Cássia, è un modo per sentire il mondo, per schiarirsi le idee, per sentirsi libera.
Quel giorno, Lúcia aveva bisogno di una conversazione seria. Una conversazione come quella di una sorella maggiore preoccupata, che porta con sé la paura. Una conversazione sulle medicine, sugli appuntamenti, sul tornare a casa prima che faccia buio.
Cássia ascoltava. Ogni tanto toglieva il dito dalla bocca, scuotendo la testa. Non rispondeva con molte parole, ma rimaneva lì. Presente.
La conversazione non risolse tutto. Una conversazione seria con una persona cara raramente risolve tutto in un solo giorno. Ma risolse la cosa più importante: le due rimasero insieme.
Lúcia sa che prendersi cura di Cássia non significa "aggiustare". Significa camminare insieme. Significa capire che la pioggia calma, che il fango non è sporcizia, è sensoriale, che la fontana è terapeutica. E significa anche limiti, cura e una rete di supporto.
Quando ebbero finito di parlare, Lúcia tese la mano.
"Andiamo a casa, sorellina? Ti presto un sandalo."
Cássia sorrise. Si alzò. E le due si allontanarono fianco a fianco attraverso il centro, con il sole che già tramontava dietro le case di Lagoa da Italianinha.

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